Michele Bottazzi è nato a Fidenza (PR) nel 1976. La sua ricerca letteraria si concentra sull'esplorazione dei rapporti umani contemporanei, coniugando un'impostazione narrativa classica a una spiccata attenzione per la cura del linguaggio.
Formazione e Percorso
Laureatosi in Giurisprudenza, svolge attività di Consulente Legale per società e privati ed è uno dei primi Mediatori/Conciliatori Professionisti regolarmente abilitati. Dopo gli studi, ha sviluppato un profondo interesse per la letteratura e la saggistica. Negli anni ha affiancato all'attività di scrittura interventi critici, collaborazioni editoriali e partecipazioni a riviste culturali.
Attività Letteraria
Ha esordito con la pubblicazione di "Le Aquile del Mosso", opera accolta con favore da [Nome eventuale rivista o critica]. La sua produzione abbraccia sia la narrativa a lungo respiro che la forma breve, con testi comparsi in varie antologie e raccolte.
Attualmente vive e lavora a Fiorenzuola d'Arda, dove è impegnato nella stesura dei suoi prossimi progetti narrativi e saggistici.
«"Il Dio del cacciatore" è un libro molto originale, sia nello stile che nei contenuti. Si tratta di un libro scritto con un linguaggio elevato, forbito, e va letto lentamente, con attenzione, quasi assaporato in ogni sua parte. Una lettura a tratti difficile, che però riserva continue sorprese. Si nota il gusto per la parola esatta, giusta, precisa. Con le dovute proporzioni, ho provato il piacere che mi dava la lettura dei romanzi dannunziani; un piacere che passava attraverso lo spaesamento iniziale, ma che coglieva la grandezza di uno scrittore che sapeva usare davvero la nostra lingua, che ha un lessico ricchissimo ma che solo pochi sanno dominare.»
— Massimo Beccarelli
«Nel pregevole volume di Bottazzi vi sono tante storie contenute nella storia principale; una sorta di albero secolare con dei rami forti a sottolineare la forza stessa dei racconti. L’autore ci conduce in un viaggio storico e soprattutto umano con una sequenza di immagini, anche paesaggistiche, degne di un regista sopraffino per l’estro di inquadrare l’anima dei personaggi. Se non fosse un racconto autenticamente bottaziano, sarebbe potuto uscire dalla sapiente penna di un Guccini scrittore. Nel "Signore delle Cime", Bottazzi possiede tutte le qualità e soprattutto la maturità di un esperto raccoglitore di parole sedimentate nel tempo; e in questo è possibile un accostamento a Rigoni Stern al quale oso pensare sarebbe piaciuto questo libro al di fuori di logiche mercatistiche e pronto per limpide e meritate scalate editoriali.
— Antonio Capitano