Il Dio del Cacciatore
Sinossi
Una montagna, una baita, la neve, gli odori del bosco. Andrea, avvocato, disgustato dai suoi simili, abbandona tutto, come gli eroi di Jack London, e si pone a livello dell'animale più nobile che quella montagna gli possa offrire, il cinghiale, e dei suoi nemici, i lupi. E in lunghe giornate senza corrente elettrica né cellulare davanti al caminetto discute con un suo personalissimo Dio. Ma la vita che scorre lo trarrà nuovamente nella sua spirale, con un finale inaspettato che riscatta una vita forse troppo arida.
Un racconto possibile di mondi e sentimenti su cui aleggia lo Spirito del Dio del Cacciatore, Spirito Guida anche per chi NON sia Cacciatore.
Estratto di Lettura
Di seguito un'anteprima tratta dal Primo Capitolo dell'opera:
Uscii una notte per concedermi l’ultima maledetta sigaretta della mia vissuta esistenza. Il pacchetto quasi del tutto accartocciato era rimasto l’unico custode di quel rimasuglio nocivo espresso in una sottile barretta di odoroso tabacco, catrame e carta di poco pregio, mistura che mi faceva frizzare anche l’ultima cellula di quel corpo ingobbito e pervaso dall’essenza subdola della nicotina. Stringevo tra le dita, perennemente ingiallite e brutalmente scottate, la stecca profumata, credendo che non sarei mai riuscito a resisterle né ad abbandonarla ed avrei, per l’ennesima volta, tradito la fiducia di coloro cui stavo a cuore ed ai quali avevo promesso che mi sarei riguardato. Un calore uscito dalle fauci dell’inferno irruppe nel mio essere, costringendomi con una smorfia a volgere la testa ed il tronco a terra e far sgorgare quell’impeto di fuoco in un convulso spasmo involontario. La neve posta ai miei piedi impallidì al contatto con il mio sangue ribollente e lo lasciò entrare in essa senza resistenza, vinta da quel calore dalla forza soverchiante. Nemmeno il tempo di rimirar l’avvisaglia di un conscio malessere che, dallo spazio libero tra il porticato d’assi di pino grezzo e la baracca costruita con ogni lascito di legna, sentii un fulmineo folgorante scatto di fuggiasco presentatosi nottetempo senza invito.
Buttai il cicco senza rimorso cercando, inutilmente, tra la neve ed il riverbero di una luce inondante alle mie terga, di scorgere la furtiva sagoma sfuggente, intenta a darsela a “zampe levate” in quell’immensità di terreno ricoperto dal silenzio del nulla, ovattato ed insonorizzato da quello spesso vello bianco ed intonso, intessuto dalle sapienti mani di Madre Natura durante tutta la giornata. Non vidi nulla, così serrai le palpebre, lasciai guardare la mente e gaudere le orecchie che trasmisero il sibilo d’un passo affrettato e vigoroso intento a violare l’integrità del candore che pugnava con l’oscurità più totale di una notte senza Luna e ogni stella offuscata del suo fulgore da un esercito di nembi compatti e stazionari, giunti di lontano per ingaggiar tenzone ed imprimere il volere del loro più Alto Imperatore.
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